Sabato, Novembre 18, 2017
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Associazione Andrea Pescia

LETTERA NATALE 2010 DI AUREMIR

Carissimi amici

Oggi mi sono resa conto che stiamo vivendo l’inizio dell’Avvento. Questo fatto, mi ha colta di sorpresa. Non mi rendevo conto che l’anno era già finito. Mi sono fermata un momento a riflettere e fare un bilancio dell’anno che finisce e dei progetti per l’anno nuovo.

Ho riflettuto sopra tutto quello che ho vissuto ed inesorabilmente mi vengono in mente i bambini della Favela Garibaldi. Alle volte, mi sembrano passerini allegri e sorridenti, come se non gli mancasse tutto quello che è necessario per una vita degna e giusta. E qui mi domando confusa: com’è possibile che questi bambini siano i portatori di tanta allegria contagiosa

In questo momento un sentimento di gratitudine riempie il mio cuore. Gratitudine a Dio per aver creato persone che stessero vicino a noi. Gratitudine ai bambini della Favela Garibaldi, per essere portatori di speranza e di fede. Gratitudine immensa a ciascuno di voi perché anche il mio cuore si riempie di speranza. Alleluia! Non tutto è dolore, non tutto è egoìsmo. Esistono persone che si uniscono per costruire un mondo più umano e giusto. Ed è questa corrente d’amore e condivisione che nella notte di Natale porteremo ad un bambino povero, nudo e riscaldato dal calore degli animali. Un bambino che è re, è Dio, ma nascendo povero viene a restituire la dignità dei poveri, dei senzatetto, senza pane e senza speranza.

 

Concludo la mia lettera di Natale raccontando la storia di Maria Josè. Una ragazzina bella, povera, molto povera ... di quella povertà che non permette di saziarsi di pane e di amore. Avevo sognato per lei un futuro promettente, ma quando seppi che era gravida a quattordici anni, ho pianto. Ho pianto per lei, per me e per tutte le ragazzine che hanno il futuro rubato a causa della miseria e della disinformazione. Son passati due anni   ho incontrato Maria Josè. Bella, con una nuova lucentezza nello sguardo, ed una disinvoltura nei gesti che io non conoscevo. L’ho abbracciata con molta gioia, ho chiesto come stava sua figlia, se ancora viveva con lo stesso ragazzo ed ho sentito una storia che mi parve una canzone: Zia, mi sono sposata con il mio compagno. Io e lui, lavoriamo in una pizzeria. Abitiamo fuori dalla Favela. Abbiamo comperato una moto e mia figlia sta frequentando l’asilo che lei dirige. Ho desiderato molto d’incontrarla per ringraziarla per tutto quello che lei ha insegnato a me e a mio marito. Anche lui ha frequentato la stessa scuola. Io, vorrei baciare la sua mano. Ci siamo abbracciate piangendo ... le persone passavano e ci guardavano con curiosità ... era Natale. Era veramente Natale dove può succedere tutto di bello e commovente.

Desidero in questo Natale condividere con ognuno di voi la gioia di poter sperare ancora... Desidero abbracciarvi con tutto il mio affetto e chiedervi di restare sempre uniti per molti e molti Natali e con l’unione del nostro lavoro, potremo costruire la pace che desideriamo per il mondo.

Amici vi chiedo in questo momento di chiudere gli occhi ed aprire il cuore per sentire tante piccole braccia che vi stringono e vi augurano un FELICE NATALE e un ANNO DI PACE!


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